LA TRAVAGLIATA ARTE DELLA PAZIENZA

LA TRAVAGLIATA ARTE DELLA PAZIENZA

La parte più difficile nel mondo degli investimenti azionari è sicuramente l’attesa.

Quel momento in cui le azioni in portafoglio sono in rosso, la borsa scende, il futuro è molto incerto e c’è dietro l’angolo la possibilità di una crisi e un forte rallentamento economico.
Ansia, paura e agitazione regnano sovrane, ci sembra di lavorare male o di avere sbagliato le scelte.
Ma la verità è che nessuno sa dove andrà il mercato, ne tanto meno dove si dirigeranno le grandi economie mondiali, eppure gli investitori sono sempre li ad aver capito quando ci sarà la prossima crisi.
Nei miei 4 anni di investimenti ho passato molto tempo con le borse in negativo a volte di quasi 20 punti percentuali portando a casa sempre performance a doppia cifra, ma non sarà sempre così, è possibile in questo mondo e con questo modello d’investimento che si rimanga con il proprio portafoglio in rosso per periodi superiori all’anno.

Ma questo deve essere accettato e non temuto, poiché è una parte fondamentale dell’investimento, soprattutto perchè senza calo non si avrebbe la possibilità di un acquisto a prezzo scontato.

E qual’è allora l’unica cosa da fare?

Essere pazienti, studiare e esternare le emozioni.
Non è facile lo so ma è a questo che mi sto preparando, ci penso tutti i giorni.
La gestione di un grosso calo azionario potrebbe farci commettere errori come vendite in perdita di azioni senza le giuste valutazioni.

Ve lo ricordate Lennart Israelsson il ferroviere che investiva in’azioni?

Quando le borse crollavano lui faceva semplicemente una cosa: teneva duro e reinvestiva i dividendi.

E se un uomo senza una preparazione “accademica” e con una capacità di gestione emotiva nella media è riuscito a gestire situazioni del genere, allora possiamo farcela tutti se rimaniamo calmi e ragioniamo con mente fredda sulle questioni!

Tesla Vs Fca: come si è evoluto il metodo di valutazione (parte 2)

Tesla Vs Fca: come si è evoluto il metodo di valutazione (parte 2)

Due anni fa scrissi un articolo sulla differente metrica di valutazione di due società automobilistiche Fca e Tesla. A due anni di distanza ho trovato molto interessante andare a rianalizzarle, vedere cosa è successo alla loro capitalizzazione e come si sono comportate a livello di bilanci.

Dal primo gennaio del 2018 ad oggi 24/06/2019 le due società hanno subito variazioni negative (il mercato italiano ha subito flessioni a differenza di quello americano che è ampiamente in positivo) rispettivamente pari a:

  • -35% per Tesla
  • – 10,5% per FCA

Variazioni assolutamente inutili nella comprensione dei titoli ma riportate per estrapolare un quadro generale.

Ad oggi le capitalizzazioni di borsa sono pari a 39 miliardi di dollari per Tesla e a 19 miliardi di dollari per Fca.

La differenza è ancora molto sostanziosa, praticamente Tesla vale il doppio di Fca. Ma a distanza di anni cosa è successo? queste valutazioni hanno ancora senso?

 

Tesla

 

 

 

Introduzione

Tesla è una società specializzata nella produzione di veicoli elettrici, pannelli fotovoltaici e sistemi di stoccaggio energetico. L’obbiettivo della società è quello di rendere i veicoli elettrici alla portata della maggior parte delle persone.

Avvenimenti

Nell’ultimo anno Tesla ha inesorabilmente continuato il suo processo di crescita contornato da una serie di critiche riguardanti l’incapacità di rispettare alcuni target e di alcune uscite del fondatore Elon Mask su twitter riguardanti la possibilità, non fondata, di uscire dalla borsa poiché interrompeva la crescita della società con inutili movimentazioni giornaliere.

Bilanci

Il bilancio del 2018 mostra una crescita impressionante dei ricavi passati da 11 miliardi a 21 miliardi di dollari. Scendendo nel conto economico troviamo il margine di profitto lordo (utile lordo/ricavi) che si assesta al 18% una cifra decisamente poco redditizia. (Di solito una buona % è quella intorno al 40-50%)

L’utile netto è di nuovo in negativo per 976 milioni di dollari.

Nel bilancio d’esercizio però troviamo la parte più complicata e negativa. La liquidità in cassa è di poco superiore al debito a breve termine: 3,6 miliardi vs 3,5 miliardi. 

Ma il dato che salta subito all’occhio è l’ammontare del debito a lungo termine: 9,4 miliardi di dollari che supera ampiamente il patrimonio netto (ricordo il valore del rapporto tra debito e equity dovrebbe essere pari a 0,65 max) che si assesta a 4,9 miliardi di dollari.

Il rapporto tra le attività correnti e le passività correnti (deve essere >1) è circa 0,9, segnale che la società non è pienamente in grado di sostenere i debiti di breve periodo.

Analizzando in fine i flussi di cassa vediamo spese in conto capitale di circa 2,4 miliardi che senza un utile netto positivo sono difficilmente valutabili. La liquidità operativa generata è di 2 miliardi di dollari dovuta però a variazioni straordinarie dettate da flussi esterni di capitale, il che sottolinea la totale incapacità della società di autofinanziarsi.

Commento

Per quanto riguarda la crescita non possiamo che rimanere sbalorditi e prenderne atto ma, tutto il resto è davvero negativo almeno per quanto riguarda la struttura finanziaria del gruppo. Da sottolineare però alcuni trimestri chiusi in positivo che lasciano speranza di andare in verde nel giro di qualche anno. Inoltre, i dati sull’effettivo quantitativo di auto prodotte e vendute sono sempre “ballerini” e non riescono proprio ad essere prevedibili, sfiduciando così gli investitori che negli ultimi anni hanno almeno abbassato la visione così positiva sulla società

 

FCA

Introduzione

Il gruppo Fca è un gruppo automobilistico italo- statunitense che si posiziona all’ottavo posto per il numero di veicoli prodotti ogni anno. Fanno parte del gruppo marchi prestigiosi come Maserati, Dodge e Jeep.

Il gruppo è nato nel 2014 in seguito alla fusione tra la Fiat e la Cheysler.

Avvenimenti

In questi anni l’artefice del rinnovamento dell’ ex Fiat è stato sicuramente Sergio Marchionne, uomo che è stato in grado di portare a termine la fusione e di reindirizzare l’ex Fiat verso una direzione più stabile e sicuramente meno indebitata.

E’ venuto a mancare nel luglio del 2018 lasciando un vuoto nella gestione della società, venendo così sostituito da Micheal Manley.

Infine in questi giorni si è molto parlato di una possibile fusione con la Renault. Dopo una fase iniziale positiva sembra essere tutto saltato o quantomeno rallentato, staremo a vedere.

Bilanci

Fca nel 2018 mostra ricavi attestatesi a 110 miliardi di dollari dai 105 miliardi del 2017. Il margine di profitto lordo è del 13,9%, sottolineando ancora una volta le difficoltà del settore di essere redditizio.

L’utile netto è positivo e raggiunge in % sui ricavi un 3,3%, valore assolutamente in linea con il settore.

“Girando pagina” troviamo il bilancio d’esercizio che come vedremo è considerevolmente migliorato negli ultimi anni:

  • Dimezzato il debito a medio lungo termine da 16 a 8 miliardi di dollari.
  • Ottima liquidità in cassa
  • rapporto tra debito e patrimonio netto di circa 0,3.

Quindi è stato svolto un grande lavoro per migliorare lo stato di salute della società.

Gli utili non distribuiti sono in continua crescita segno che la società sta facendo più soldi di quanti ne spende.

Ma il dato che più mi piace è la riduzione delle spese in conto capitale che dopo anno di investimenti: si contraggono da 8,1 miliardi di dollari del 2017 ai 5,3 miliardi del 2018.

Davvero un ottimo lavoro se si pensa che la liquidità netta assorbita è appena negativa per 188 milioni di dollari (l’ultima riga dei flussi di cassa). Notiamo poi a differenza degli anni passati una variazione del capitale circolante di 1,7 miliardi che ha impattato sulla liquidità da attività operativa passata da 10,3 a 9,2 miliardi di dollari, un valore comunque molto buono.

Commento

Sono rimasto estremamente stupito dai bilanci di FCA.

La società ha lavorato con grande maestria e se si pensa che il punto di partenza era una situazione molto complessa i risultati sono eccezionali. Nonostante questo il mercato non ha riconosciuto al gruppo tali fattori. Il ribasso del titolo è infatti principalmente dovuto a avvenimenti di breve periodo come le vendite mensili e i possibili fattori esterni (guerra dei dazi ecc).

Probabilmente la valutazione aveva raggiunto un livello estremamente e anche oggi non sarei in grado di valutare un range di valore per il titolo, ma lo trovo decisamente più sano rispetto al passato. Motivo per cui anche se questo tipo di società non fanno al caso mio non posso che essere oggettivo e sottolineare i suoi miglioramenti.

 

Come si evince dalle mie breve analisi il grippo FCA mostra un deciso miglioramento rispetto a Tesla che invece continua a posizionarsi in una zona molto pericolosa, nonostante questo la capitalizzazione di borsa rimane ancora a favore di Tesla e questo solo ed esclusivamente per le sue possibili evoluzioni future. Ma siamo tutti così convinti che ci saranno?

 

 

 

TESLA VS FCA : Come cambia il metodo di valutazione?

TESLA VS FCA : Come cambia il metodo di valutazione?

Qualche giorno fa ho letto un articolo, nel quale l’agenzia Bloomerang descriveva uno scenario decisamente negativo per Tesla Motors che, a detta sua,  potrebbe fallire nell’agosto 2018 a causa delle ingenti perdite, nettamente superiori ai guadagni.
La nota agenzia di stampa ha calcolato una perdita di 8000 dollari al minuto, ovvero 480000 mila dollari all’ora.
Personalmente questo dato mi interessa poco, come mi interessa poco la fine che farà la società. Ho trovato, però, dannatamente interessante il “valore” che gli viene attribuito dagli investitori rispetto ad altre casa automobilistiche.
Per tale ragione ho deciso di “paragonarla” a Fiat Chrysler Automobilies. Sebbene non sia lo stesso settore perché, come sappiamo, Tesla si occupa di auto elettriche innovative puntando a renderle un prodotto di massa.
Il fattore interessante è proprio la diversa attribuzione di prezzo che il mercato dà alle due società.Tesla Motors

Tesla è un player relativamente giovane nel settore, fondata nel 2003 da un gruppo di ingegneri della Silicon Valley, tra cui il ben noto Elon Musk, che trasmette e rappresenta la filosofia della società.

Nel 2016 riportava un fatturato di 7 miliardi di dollari e una perdita netta di quasi 700 milioni, 6 miliardi  di debito a lungo termine e spese in conto capitale per 1,4 miliardi di dollari.

Nonostante questi dati poco entusiasmanti gli “investitori” hanno portato la capitalizzazione di borsa a circa 50 miliardi di dollari (pensate che un gigante come Ford era a 48 miliardi qualche tempo fa). 

La differenza di prezzo che gli viene attribuita rispetto alle realtà contabili trova la sua ragione nelle prospettive di crescita della società, nella fiducia in Elon Musk e le sue capacità innovative.

Personalmente non amo questo tipo di calcolo di valore e non sarei nemmeno in grado di farlo in quanto si avvicina molto ad una scommessa ma, devo dire che la crescita dei ricavi e le capacità di Elon Musk non sono da sottovalutare.
Resta comunque un investimento molto rischioso, in quanto il prezzo di borsa è dettato da aspettative e non da basi concrete.
Pensate che FCA con ricavi di 111 miliardi l’anno e un’utile netto di 1,2 miliardi, capitalizza in borsa 26 miliardi di dollari, la metà di Tesla. Eppure Tesla , prendendo solo i ricavi, fattura 1/10 di FCA,.
Nonostante ciò la percezione del valore di Tesla è molto più alta rispetto a quella di FCA.
Ma come può accadere una cosa del genere ? La risposta è sempre nelle aspettative che le persone hanno nella crescita societaria.
Dati alla mano è uno scenario possibile, Tesla ha avuto fin dalla sua fondazione un tasso di crescita spaventoso.
A prescindere da ciò io ho delle domande alla quale solo il tempo può dare una risposta.Chi assicura gli investitori che effettivamente Tesla diventerà il leader delle auto elettriche?
C’è la possibilità che le grandi aziende automobilistiche entrino pesantemente nel settore? 
Se Tesla non riuscisse ad adempiere ai propri oneri, dato il forte indebitamento e bisogno di liquidità? Tutte queste domande presentano più di un punto interrogativo e forse gli investitori non prendono troppo in considerazione un quadro così negativo.

Fiat Chrysler Automobilies

Fiat Chrysler Automobilies è il settimo costruttore automobilistico al mondo, con oltre 4,8 milioni di veicoli venduti nel 2016, opera principalmente con i marchi Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Jeep, lancia e Maserati.

FCA intrattiene rapporti con clienti in circa 150 paesi, come già detto ha un fatturato di 111 miliardi circa, un’utile di circa 1,4 miliardi e spese in conto capitale vicine ai 9 miliardi di dollari.

In questo caso la valutazione è più bassa rispetto a Tesla, in quanto il settore delle auto è molto competitivo e FCA non si differenzia poi così tanto da altre case automobilistiche ma, soprattutto non ha quelle aspettative di crescita che ha Tesla, aspettative che offuscano la mente degli investitori con prospettive di grandi e veloci guadagni.

A mio parere ritengo giusto valutare una società inserendo una probabile crescita futura ma, dovrebbe essere molto probabile e non una scommessa.

Personalmente non investirei ne in Tesla ne in FCA per due semplici motivi: la prima è una società nel pieno della sua crescita che muta in continuazione e ha pochi fattori prevedibili mentre la seconda è una società automobilistica che per quanto possa fare, rimane sempre in un mercato con troppi concorrenti e dove gli effettivi utili sono quasi sempre negativi, basti pensare che FCA usa circa 6 miliardi in spese in conto capitale a fronte di un’utile netto di 1,4 miliardi, decisamente troppo alte.Concludo con la riflessione che ho conseguito studiando e valutando queste due aziende:Esistono dei settori, principalmente settori nuovi, dove ci si distacca troppo da valutazioni oggettive e prevedibili, in quanto si tende ad essere eccessivamente ottimisti sul futuro. Questo dato non è di per sé negativo, poiché esiste una forte possibilità che un investimento come quello in Tesla possa generare grandi ritorni ma, come avrete capito è fuori dalla mia  sfera di competenza, NON c’è possibilità di previsione, NON c’è la sicurezza di un business solido e duraturo, NON c’è la possibilità di attribuirli un valore preciso e soprattutto da quando è stata creata, Tesla, non soddisferebbe i canoni che devono avere le società che scelgo: debito troppo alto, assenza di utile e “denari” usati per mandare avanti l’azienda decisamente troppo alti rispetto alle entrate, questi sono solo alcuni dei punti che non mi danno la fiducia necessaria ad un investimento.

De’Longhi: il mio ragionamento

De’Longhi: il mio ragionamento

Un paio di settimane fa nel mio report gratuito di fine mese che potete leggere qui, ho parlato di De’Longhi e del movimento negativo delle sue azioni. Seguendo la società da molti anni ed avendo anche ottenuto ottime performance su di essa (ad oggi non è nel mio portafoglio) ho cercato di comprendere al meglio gli avvenimenti di questi mesi.

Come prima cosa ho visionato alcuni negozi di rivendita al dettaglio di macchinette del caffè e ho notato che le principali marche di macchinette sono 3: De’Longhi, Lavazza e Krups. De’Longhi ha sicuramente una posizione di vantaggio anche solo per la percezione che si ha su quel prodotto, ovvero un prodotto di qualità.

Ma questo non era assolutamente sufficiente per una giusta indagine su quello che era e che rimane il mio dubbio principale: la macchinette della Nespresso faranno concorrenza a quelle De’Longhi in modo estremante feroce?

Ho visitato alcuni punti vendita della Nespresso, li ho contattati telefonicamente e ho “intervistato” 67 persone (possibili clienti).

Parlando con il responsabile di un punto vendita ho estratto le seguenti informazioni:

  • La Nespresso ha iniziato in maniera decisamente “forte” a prodursi le proprie macchinette del caffè
  • Solo alcuni modelli De’Longhi (es la lattissima) sono ancora forniti dalla società di Treviso

Non ho ben compreso se effettivamente ci sono dei contratti in essere e se i modelli già prodotti andranno a esaurimento scorte e sarà utile approfondire ma per il momento le sua parole mi sono servite per continuare il mio ragionamento: il business di De’Longhi potrebbe essere considerevole danneggiato da questa novità.

Per quanto riguarda le interviste ai possibili clienti, che lasciano il tempo che trovano, alla domanda sul importanza di acquistare una macchinetta di marca, hanno risposto nella maggior parte dei casi nello stesso modo. Non davano estrema importanza alla marca ed alcuni neanche ne conoscevano una, semplicemente doveva essere compatibile con le cialde Nespresso o similari.

Quindi è molto probabile che se la Nespresso produrrà macchinette stilisticamente belle e di una qualità “normale”, la differenza per i clienti potrebbe essere irrisoria, così da danneggiare il business della De’Longhi.

Si deve essere onesti e a volte cambiare anche idea, ho sempre stimato il business di De’longhi, la sua struttura finanziaria e la capacità in un settore competitivo di distinguersi dalla massa vendendo comparti non principali e investendo in quelli dove era leader. Ma ad oggi non sarei tranquillo a detenere le sue quote, motivo per cui metto De’Longhi in fase di stand by aspettando risvolti futuri.

 

 

 

 

 

 

Juventus: pagare per il debito?

Juventus: pagare per il debito?

La visione che si ha della juventus è quella della migliore società calcistica italiana, in continua crescita e con forti ambizioni.

Per quanto riguarda i ricavi la crescita c’è stata ed anche notevole sopratutto in questo primo semestre del 2019, dove i ricavi sono passati dai 213 milioni del 2018 ai 271 milioni attuali.

Ma il resto del bilancio cosa ci dice?

In primo luogo notiamo la diminuzione della redditività che è passata da un utile netto di 43 milioni del primo semestre 2018 a un utile di 7,5 milioni in questo 2019.

Su questo dovremmo interrogarci di più alla fine della comprensione dei motivi, ma oggi volevo per lo più trattare la parte relativa alla sua stabilità finanziaria.

Breve analisi dello stato patrimoniale e del flusso di cassa

Nel secondo trimestre del 2019 il debito a medio-lungo termine ha raggiunto la cifra di 310,2 milioni di euro che presa come cifra a se stante ci dice ben poco ma, se rapportata rispetto al patrimonio netto regala diverse informazioni.

Il rapporto (debito/patrimonio netto) in questo primo trimestre è di 3,92. per quanto mi riguarda un buon rapporto deve essere inferiore ad uno e in questo caso come vedete è notevolmente più alto e non sembra nemmeno in decrescita, nello stesso semestre nel 2018 il debito era pari a 181 milioni di euro.

Tralasciando altri dati di bilancio passiamo subito alle spese in conto capitale, un aspetto molto indicativo per quanto mi riguarda poiché ci è utile per comprendere di quanto denaro ha bisogno l’azienda per rimanere a galla e di quanto ne usa per nuovi investimenti.

Analizzando gli ultimi due anni ovvero il 2018 e il 2017 il rapporto tra spese in conto capitale e utile netto arriva sempre ad un valore 5-6 volte maggiore, il che ci delinea una situazione di forti investimenti ben oltre le spese ordinarie e di mantenimento.

Questo non è di per se negativo in quanto, sul lungo periodo la crescita è fondamentale e la strategia della juve è proprio finalizzata a questo. Ma per quanto la crescita possa essere straordinaria, almeno in questo periodo queste spese sono finanziate a debito e come abbiamo visto raggiungendo livelli decisamente troppo alti.

Concludo dicendo che la Juventus di certo non chiuderà bottega e il suo business a livelli decisamente migliori di questi ma, per un investitore che è interessato anche alla stabilità finanziaria, questo tipo d’investimento ha parecchi paletti all’entrata.