Ufficialmente CFA!

Ufficialmente CFA!

Ciao a tutti,

da molto tempo vi parlavo della mia volontà di diventare un CFA.

E da qualche settimana sono ufficialmente un consulente finanziario autonomo!

Ma chi è il CFA?

CFA è l’acronimo di consulente finanziario autonomo.

Il CFA è un consulente finanziario che non percepisce reddito da nessun intermediario finanziario (come banche o assicurazioni).

La principale differenza con un promotore è la totale assenza di conflitto d’interesse.

Il CFA non avrà, infatti, nessun interesse a farvi acquistare uno strumento piuttosto che un altro, poiché non guadagna dagli strumenti che avete in portafoglio, ma guadagna dalla parcella che paga il cliente.

In questo modo grazie a strumenti nettamente più efficienti rispetto ai soliti fondi o polizze, il consulente riesce a farvi risparmiare oltre il 50% dei costi che sostenete ogni anno.

Molto spesso i clienti non sanno nemmeno di pagare questi costi, se volete scoprire quanto pagate ogni anno di commissioni, richiedete la Mifid alla vostra banca (ne vedrete delle belle)

Ma quali sono i motivi personali che mi hanno spinto a diventare CFA?

Il principale motivo è che non avrei mai accettato di lavorare per una banca o similare, cercando ogni anno di nascondere i migliaia di costi pagati dal cliente.

Appena ho scoperto della regolarizzazione dell’albo degli indipendenti, ne sono stato subito attratto.

E dopo un periodo di ragionamenti su come poter iniziare questa attività, ho avuto la possibilità di collaborare con la Ioinvesto SCF, una società di consulenza finanziaria che mi ha inserito come uno dei primi consulenti finanziari indipendenti.

Dopo un periodo inziale, dove ho appreso tutta la parte “legale” e di regolamentazione, ho iniziato ad ingranare e a velocizzare tutti i vari passaggi della consulenza finanziaria indipendente.

E oggi mi trovo molto bene nella mia nuova situazione.

E’ solo l’inizio di un percorso ma sono contento di aver raggiunto il mio primo step, che mi ero prefissato tempo fa.

A breve offrirò la possibilità di ricevere una valutazione gratuita del vostro portafoglio e di discuterne insieme in una call di 1 ora.

Per ora potete mandare qui il vostro portafoglio : andreatroiani@ioinvesto.net

Saluti e grazie a tutti per il continuo sostegno,

Andrea Troiani

WALTER SCHLOSS: IL POTERE DELLA PERSEVERANZA.

WALTER SCHLOSS: IL POTERE DELLA PERSEVERANZA.

A 18 anni scelse di non andare all’università, lavorò a Wall Street come fattorino. In seguito con i pochi soldi guadagnati come fattorino seguì un corso sugli investimenti di Benjamin Graham. Imparò moltissimo, tanto da essere inserito da Graham nella sua partneship, fino al 1955 quando Graham decise di chiuderla. All’ epoca  Walter aveva 39 anni e si trovò costretto ad aprire un proprio fondo d’investimenti. Con l’aiuto di altri investitori, raccolse un capitale di 800 000 dollari e fondò la sua partnership. Ebbe una performance media annua per 47 anni del 15,3%, un rendimento eccezionale rispetto al mercato di riferimento. Raggiunse tale risultato grazie agli insegnamenti di Graham e alle tecniche del Value Investing.

Comprava tra i 60 e 100 titoli, li ruotava di media ogni 4 anni, creando così un portafoglio di lungo periodo con azioni scontate al suo interno.

“Lui dice semplicemente, se un business vale un dollaro e posso comprarlo per 40 centesimi, qualcosa di buono mi potrà accadere. E lo fa più e più volte. Egli possiede molti più titoli di me- ed è molto meno interessato alla natura sottostante del business; non mi sembra di avere molta influenza su Walter. Questi è uno dei suoi punti di forza, nessuno ha influenza su di lui”
Queste le parole di Warren Buffett su Schloss, sintomatiche del suo pensiero secondo il quale per avere buoni risultati negli investimenti è fondamentale la costanza, la prudenza e la razionalità più che una laurea ad Harvard.

Scholoss non aveva conoscenze a Wall Street, non conosceva di persona i manager delle aziende nelle quali investiva e soprattutto non aveva mai nemmeno posseduto un computer. Svolgeva un semplice e costante ruolo: studiare i bilanci delle società e acquistare quelle scontate rispetto al valore intrinseco. Lontano dalla folla e lontano dalla speculazione, svolgendo un normale orario d’ufficio. Può sembrare disorganizzazione e superficialità, ma se si guarda attentamente si notano i canoni che deve possedere un investitore value: prudenza, costanza e aspettative di lungo periodo.

E’ uno dei migliori investitori della storia, anche se in pochi lo conoscono.

Si possono imparare molte “lezioni” dalla sua vita professionale. Quella che più mi ha colpito è la perseveranza. La perseveranza di non arrendersi quando davanti abbiamo qualcosa in cui crediamo e che ha un enorme valore. Per tutta la vita, in modo metodico, ha insistito e non ha mollato quello che amava e sapeva fare. Perchè come diceva Calvin Coolidge:

“Nulla al mondo può prendere il posto della perseveranza. Non il talento,nulla è più comune di uomini di talento falliti. Non il genio; il genio incompreso è ormai un luogo comune. Non l’istruzione; il mondo è pieno di derelitti istruiti. Solo la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.” 

Walter è morto all’età di 92 anni, nel 2012.

Rendimento a 6 anni: come sta andando?

Rendimento a 6 anni: come sta andando?

Un anno difficile per la mia strategia Value di lungo periodo.

Tutte le aziende che ho in portafoglio, sono state impattate, chi più chi meno, dalla crisi del covid-19.

Nonostante questo, non ho mollato e non ho ceduto alla tentazione di vendere le mie posizioni. Anzi ho investito tutto quel che potevo nei periodi di crisi che sono sopraggiunti.

Chiudo l’anno con un meno 5,5% (non netto non ho venduto azioni). Che va così a sottrarsi alla mia performance storica del 111,29%. Raggiungendo così la cifra del 105,17 % in 6 anni. Ovvero una performance media del 17,52%.

La media delle mie performance rimane di gran lunga superiore a quella dei vari mercati azionari mondiali che storicamente hanno reso circa l’8% all’anno(il 10% nell’ultimo decennio). Tutti però valori non tassati (a differenza della mia performance che per il momento è calcolata al netto).

La mia bassa diversificazione ha portato a cali importanti durante il crollo dei listini avvenuto a marzo, fino ad un “lento” recupero che si sta pian piano manifestando.

Più che dal recupero dei valori di borsa, che spesso distorcono la realtà, sono soddisfatto della resilienza dei business delle aziende che ho in portafoglio al difficile contesto storico.

Soprattutto il mio grosso investimento in Marr (circa il 28% del mio capitale) mi ha ampiamente soddisfatto. Era da anni che sognavo di avere questa azienda sotto i 16 euro ad azione.

Per la prima volta da quando investo ho sfondato il muro dei 100.000 euro di portafoglio.

Nel prossimo futuro continuerà ad investire con una strategia Value di lungo periodo e amplierò la diversificazione (sempre contenuta) del mio portafoglio.

Non sono minimante attratto dalle performance di Tesla, ne di quelle dei bitcoin. Non sono attratto dai multipli fantasmagorici delle Tech americane. Rimango sulla mia strada con aziende di valore a prezzo equo.

Il tutto con uno sguardo alle aziende statunitensi che prima o poi entreranno nel mio portafoglio, ma solo se troverò un’azienda che soddisfi i miei requisiti e ad un prezzo equo.

Sono all’incirca in pari con il benchmark quest’anno. Ma non do troppo peso alla questione.

La sfida non sarà mai con il mercato ma con me stesso, devo imparare a gestirmi e non a gestire il mercato, quella è solo una logica conseguenza.

Uno dei più grandi investitori della storia nei suoi primi 6 anni di attività venne battuto dal mercato 6 anni su 6. Ridicolizzato dal grande pubblico perché non investiva nella moda del momento.

Sono insegnamenti importanti che in piccolo mi sono molto utili.

Molti di voi mi chiedono del perché io non usi ETF. Da consulente e studioso del mercato li apprezzo molto e credo siano lo strumento esistente più efficiente per investire nei mercati. Bassi costi e performance medie nel tempo.

Ma replicare un indice non è il motivo per cui sono nato, sono nato per scegliere singole aziende, e se anche arrivassi ad 80 anni con una performance maggiore di quella che otterrò investendo in azioni singole, non sarei affatto soddisfatto della vita condotta.

A breve una grande novità riguardante il mio lavoro da consulente e la consulenza finanziaria autonoma. Farò un post a riguardo

Un saluto Andrea Troiani

Focus azioni + 2 ebook (1 in regalo)

Focus azioni + 2 ebook (1 in regalo)

Ciao a tutti, quest’anno per natale ho deciso di offrire a tutti voi la possibilità di iscriversi a Focus Azioni e di ricevere 2 ebook di cui uno gratuito.

Cos’è Focus Azioni?

Focus Azioni è un servizio di analisi mensile di cui io stesso, in prima persona, mi occupo. Consiste nell’analisi di due società ogni mese, analizzate per quel che riguarda il business e il loro possibile valore intrinseco.

Qunto costa?

L’abbonamento è mensile ed è al prezzo di 4,99 euro mensili o 50 euro per quel che riguarda l’abbonamento annuale.

I 2 Ebook

Se aderirete a questa offerta riceverete in regalo il mio ebook : “Il vantaggio competitivo: sei aziende che potrebbero battere il mercato azionario”. Un ebook che analizza sei diverse aziende e sottolinea tutte le caratteristiche che un’ottima azienda deve avere. (Analisi del bilancio)

Il secondo ebook invece (scritto quest’anno) descrive varie metodologie di calcolo del valore intrinseco. Analizza molte aziende e con degli esempi cerca di spiegare i concetti base dell’analisi di un titolo azionario.

L’offerta a cui potrete aderire è la seguente:

  • Focus azioni
  • Alla ricerca del valore intrinseco: valutazione di un titolo azionario
  • Il vantaggio competitivo: sei società che potrebbero battere il mercato azionario

Al prezzo di 50 euro. (Invece di 78 euro, con uno sconto del 35%)

In questo modo potrete ricevere tutti quelli che sono i concetti chiave di cui parlo da ormai molti anni.

Se sei interessato ti basterà mandare una mail ad andrea.troiani971@gmail.com con scritto “Informazioni offerta di natale”

Un saluto,

Andrea Troiani

Quanto vale Airbnb secondo i flussi di cassa futuri?

Quanto vale Airbnb secondo i flussi di cassa futuri?

Come nell’analisi di Tesla e Boeing, non essendo società che rientrano nelle mie capacità valutative ho preferito usare le stime degli analisti e non le mie, per quel che concerne la stima dei flussi di cassa futuri.

Ovviamente, sono numeri basati sulle prospettive ad oggi di questo business, che nonostante l’impatto del covid-19 ha saputo negli ultimi anni crescere in modo strepitoso.

Il metodo che utilizzerò oggi è quello dell’attualizzazione dei flussi di cassa a due fasi.

Stima del FCF nei prossimi 10 anni:

  1. -505 milioni di dollari
  2. 363 milioni di dollari
  3. 1059 milioni di dollari
  4. 1612 milioni di dollari
  5. 2050 milioni di dollari
  6. 2454 milioni di dollari
  7. 2807 milioni di dollari
  8. 3106 milioni di dollari
  9. 3357 milioni di dollari
  10. 3568 milioni di dollari

Il tasso di attualizzazione usato è intorno all’ 8%.

Scontando i flussi di cassa sopra citati, abbiamo un valore netto attuale di :

11 miliardi di dollari.

Procediamo poi con il calcolo del valore terminale:

FCF2030 × (1 + g) ÷ (Tasso di sconto – g) = 3.568 milioni di dollari x (1 + 2.04%) ÷ (7.78% – 2.04% ) = 63,3 miliardi di dollari.

Attualizzando ad oggi questo valore raggiungiamo la cifra di :


= Valore Terminale ÷ (1 + r)10 63,3 ÷ (1 + 7.78%)10 = 29 miliardi di dollari.

Come ultimo passaggio dobbiamo sommare le due componenti, attribuendo così ad Airbnb un valore di = 29 miliardi + 11 miliardi = 40 miliardi di dollari.

Al di sotto dell’attuale valutazione di mercato che attribuisce a Airbnb un valore di circa 70 miliardi di dollari

Concludo, ribattendo, che queste stime sono solo delle stime e per di più su un periodo di tempo di dieci anni.

Notorious Pictures: previsioni, ripartenza e vaccino

Notorious Pictures: previsioni, ripartenza e vaccino

Notorious Pictures, società indipendente costituita nel luglio 2012 con sede a Roma, quotata sul mercato AIM Italia, organizzato e gestito da Borsa Italiana, opera nella produzione, nell’acquisizione e commercializzazione di Diritti di Opere filmiche (full rights) in tutti i canali di distribuzione (cinema, home video, pay tv e free tv, new media) e nella gestione di sale cinematografiche attraverso la controllata Notorious Cinemas. Nel 2019 la Società, sulla base dei dati finanziari esposti in conformità ai principi contabili IAS/IFRS, ha registrato ricavi pari a Euro 44,1 milioni, un Ebitda margin del 35% e un utile netto di Euro 5,2 milioni. Notorious Pictures è PMI Innovativa dal luglio 2017.

L’impatto sull’azienda del covid 19

 Nei primi sei mesi del 2020 l’impatto della pandemia sull’azienda e sul titolo è stato “importante”.

Condivido con voi la semestrale pubblicata dall’azienda:

I ricavi del primo semestre 2020 si attestano a Euro 5.624 migliaia (Euro 24.748 migliaia nel primo semestre 2019) ed evidenziano un decremento di circa il 77%. Tutti i canali di sfruttamento hanno, per le ragioni già descritte, denotato performance fortemente negative, rispetto al primo semestre 2019 con l’unica eccezione dei ricavi rivenienti dai New Media e dalla PPV.

Il risultato operativo lordo (EBITDA) nonostante il sostanziale blocco dell’attività è positivo e pari a Euro 0,9 milioni, in diminuzione del 88% rispetto a Euro 7,3 milioni del I° semestre 2019. L’EBITDA margin si attesta al 16,2 % (29,6% al 30 giugno 2019). Il risultato è stato ottenuto grazie alle già citate politiche di risparmio ed all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il risultato operativo netto (EBIT) è negativo e pari a Euro 1,5 milioni, rispetto a Euro 3,8 milioni positivo del I° semestre 2019; la marginalità negativa sui ricavi si attesta al 27% mentre era positiva per il 15,4% nel primo semestre 2019. La perdita netta è stata contenuta in Euro 0,8 milioni a fronte di un utile pari ad Euro 2,6 milioni del primo semestre 2019.

Come potete osservare la crisi che sta vivendo Notorious Pictures è di grande rilievo.

I fattori però positivi sono due:

  1. L’azienda è riuscita comunque a limitare le perdite nonostante una forte contrazione dei ricavi, grazie anche alla decisione di non distribuire dividendi e al taglio di stipendi manageriali e costi in generale. Ma se valutiamo con maggior precisione possiamo attribuire questo avvenimento alla struttura dell’azienda: costi principalmente variabili che seguono in linea di massima i ricavi
  2. Se ci sarà un vaccino funzionante ed un ritorno alla normalità la ripresa può essere immediata

Riporto qui con voi quelle che sono le previsioni sull’azienda nei prossimi anni:

Sono previsti ricavi in ripresa già nel 2021. Con una redditività leggermente inferiore che potrà però tornare a crescere nel 2022.

Il business sarà quindi estremamente impattato anche nel secondo trimestre del 2020 ma come potete vedere se ci sarà un ritorno alla normalità e Notorious Pictures lavorerà come ha sempre lavorato c’è una possibilità per una ripresa a V.

Oltre a questo analizziamo anche il nuovo segmento di business di Notorious Pictures: Notorius Cinemas.

L’idea dell’azienda è quella di creare delle sale di alta qualità ad un prezzo accessibile.

Anche questo business è previsto in forte crescita e potrebbe, post Covid, sfruttare tutte le difficoltà che hanno incontrato migliaia di cinema. La scelta di prendere in gestione e non acquistare i cinema è per me una scelta molto intelligente in un segmento con cambiamenti rapidi come questo.

Ecco le previsioni su questo settore: 

In quest’ultima tabella invece, la previsione si spinge fino al 2023 e analizza in modo separato gli incassi derivanti da Notorious Pictures e quelli da Notorious Cinemas.

Le previsioni sulla reddività indicano un possibile utile netto vicino agli 8 milioni nel 2023. A mio avviso quest’azienda può generare un utile netto pari al 12-15% sui ricavi.

Il che genererebbe un utile netto pari a circa 10 milioni di euro.

Per tutti i motivi che vi ho riportato la mia analisi sul titolo ha portato ad una valutazione di 100 milioni di euro. Ovvero circa 3,8 euro ad azione.

Valutazione molto più alta degli attuali 1,35 euro per azione.